I trovatori a Milano Il manoscritto G - a cura di Benjamin Bagby - dall'1 dicembre

I trovatori a Milano
Il manoscritto G (Biblioteca Ambrosiana, R71 sup.)
a cura di Benjamin Bagby (ensemble Sequentia)
1 - 2 dicembre 2017; 29 - 31 gennaio 2018
MI, Villa Simonetta, via Stilicone 36

Il seminario si propone di esplorare le composizioni di alcuni trovatori -poeti-musicisti di grande virtuosismo- attivi soprattutto nei secoli XII e XIII in una zona ora chiamata Occitania, situata nella Francia meridionale. La devastante invasione di questa regione da parte degli eserciti settentrionali -con il pretesto di una crociata religiosa (denominata Crociata Albigese, 1209-1229)- distrusse la fiorente cultura locale, mandando in esilio, in Spagna, in Catalogna e soprattutto nell'Italia settentrionale, molti trovatori: la loro arte avrebbe poi ispirato Dante a scrivere su di loro (nel suo trattato De vulgari eloquentia) e a includere numerosi trovatori nella Commedia.
Attorno al 1280, in un qualche luogo tra la Lombardia e il Veneto, venne compilato, da copisti italiani, un lussuoso manoscritto contenente canzoni di trovatori (ormai morti da tempo), su richiesta di un ricco committente. Il manoscritto, rimasto incompiuto, contiene i testi di 235 poesie, 81 delle quali sono notate molto chiaramente. Numerosi pentagrammi sono rimasti vuoti. Questo manoscritto, ora noto con la sigla G, è una delle quattro fonti musicali principali superstiti, che tramandano il repertorio dei trovatori. Oggi lo si può considerare un varco, per gli esecutori moderni, per entrare nel mondo della lirica medievale, per riflettere su come queste canzoni siano state composte, strutturate, ricordate e documentate nell'ambito delle tradizioni orali del tempo, prima che la diaspora occitana arrivasse in Italia.
Il ms. G contiene canzoni di alcuni dei più importanti trovatori della generazione prima, durante e dopo la crociata albigese: Folquet de Marselha, Gaucelm Faidit, Peire Vidal e altri, molti dei quali avevano forti legami con l'Italia.
La silloge include anche brani di Bernart de Ventadorn, Arnaut Daniel e Aimeric de Peguilhan.
Come è possibile riportare oggi l'immediatezza di questa musica straordinaria, affinché possa trascendere la mera ricostruzione della "musica antica" e diventare ancora una valida espressione di temi senza tempo: l'amore, la sofferenza e il cuore umano? Quali sono le tecniche che si possono usare per comprendere i segreti di canzoni che sono state cantate come emozionante "nuova musica", 800 anni fa?

Benjamin Bagby propone di esaminare le poesie (in antico occitano, con l’aiuto di traduzioni moderne) e le loro melodie, come contemplazioni miniaturizzate dei diversi aspetti dell'amore, e di esplorare le tecniche o la retorica che i cantanti possono impiegare per farle rivivere. Per la musica si lavorerà su riproduzioni del manoscritto originale (facile da leggere) ma anche con le trascrizioni, se necessario, e con le versioni moderne dei testi. Inoltre, lo studio della modalità sarà complemento alla retorica, per mostrare come la direzione e il movimento melodico possono lavorare insieme, nel contesto del tempo e dello spazio. Si vedrà poi come (e se) un accompagnamento strumentale sia possibile, o necessario, nell'esecuzione di una determinata canzone. Tra le composizioni dei trovatori, riportate nel manoscritto di Milano, si possono trovare sia cansos che composizioni di straordinario virtuosismo nello stile del grand chant courtois, cosicché tutti i diversi livelli di abilità dei cantanti possano trovare espressione.

Con un certo anticipo verranno messi a disposizione i brani oggetto di studio, in modo che i partecipanti possano già iniziare a familiarizzare con il repertorio. Ciò non significa che sia necessario uno studio preparatorio.
La modalità del corso non sarà tanto quella di una master-class, ma piuttosto un 'atelier' di lavoro in cui insieme si possa comprendere la musica e la prassi di un repertorio unico nella storia musicale d’Europa.
È prevista anche una visita alla Biblioteca Ambrosiana, per poter visionare il manoscritto originale.

Destinatari: obbligatorio per gli iscritti al Biennio di musica medievale, aperto a tutti gli studenti iscritti all’Istituto di Musica Antica e a studenti esterni
Crediti: 3
Numero max di iscritti effettivi: 8

Costi
esterni: € 200,00; uditori € 150,00

Iscrizioni entro 10 novembre 2017 - antica@fondazionemilano.eu
info didattiche: claudia.caffagni@scmmi.it


The Troubadours in Milano
The manuscript G (Bibl. Ambrosiana R71 sup.)

In this course, I propose to explore the songs of several troubadours, the virtuosic poet-musicians active mostly in the 12th and 13th centuries in a zone we now call Occitania, located in what is now southern France. The devastating 13th-century invasion of Occitania by northern armies, under the pretext of a religious 'crusade' (called the Albigensian Crusade) destroyed their flourishing local culture and sent many of these poets into exile, to Spain, Catalonia, and especially Northern Italy. The art of these poets would later inspire Dante to write about them (in his treatise De vulgari eloquentia) and to include several troubadours in his Commedia. It was in Northern Italy, somewhere in Lombardia or the Veneto, that a luxurious manuscript of troubadour songs was copied sometime after 1280 (the poets themselves were all long dead), by Italian-speaking scribes working for an unknown wealthy patron. The unfinished manuscript contains the texts of 235 poems, with 81 of them notated rather clearly. Numerous staves were left empty. This manuscript, now known by its siglum G, is one of the four major sources of troubadour melody to have survived. Today, it can serve as a modern performer's portal to the world of medieval song, provoking us to think about how such songs were created, structured, enjoyed, remembered, and documented within the oral traditions of the time, before the Occitan diaspora came to Italy.
The ms. G contains songs by some of the most important troubadours of the generation from the time before, during and after the Albigensian Crusade: Folquet de Marselha, Gaucelm Faidit and Peire Vidal and others, many of whom had strong connections to Italy. There are also songs by Bernart de Ventadorn, Arnaut Daniel, and Aimeric de Peguilhan.
How can we bring back the immediacy of this amazing music today, so that it can transcend the mere re-creation of 'early music' and become once again a valid expression of timeless themes: love, suffering and the human heart? What are the techniques we can use to make this discovery, to unlock the secrets of songs which were sung and enjoyed as exciting 'new music' 800 years ago?
I propose to examine the poems with their melodies (in Old Occitan, with modern translations) as miniature contemplations of the complexities of love, and explore the ways singers can employ the techniques or rhetoric to bring them to life. For the music, we will work with the original manuscript (which is easy to read) but also transcriptions as needed, and modern text editions. Next, the study of mode will act as a complement to rhetoric, to show how intention and melodic gesture can work together, in the context of time and space. From this basic structure, we will then see how (and if) an instrumental accompaniment if possible, or necessary, to aid in the performance of a given song. This, of course, will depend very much on the instruments we will have at hand, and on the synergy between vocalist and instrumentalist, posing yet new rhetorical and modal questions.
Among the songs of the troubadours as found in the Milano manuscript, we can find both simple cansos and also immensely virtuosic songs in the style of the grand chant courtois, so that all ability-levels of singers can be accommodated. If desired, I can send a number of different songs before the first meeting, so that participants can already begin to prepare. Other than this, there is no need for preparatory study. The working mode of the course will be a supportive 'atelier' in which we all come together to understand the music and performance of song from a unique period in European culture.