PURCHE' NON SUCCEDA IL PEGGIO

26/27/28 aprile ore 20:30

29 aprile ore 15:00

Teatrino – Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi

Via Salasco, 4 – Milano

studio su Il Suicida di Nikolaj Erdman a cura di Massimo Navone

CON GLI ATTORI DEL SECONDO CORSO - Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi

collaborazione musicale Silvia Girardi

aiuto regia Fiammetta Perugi

Interpreti

Giulio  Biscardi, Sebastiano Bronzato, Marko Bukaqeja

Davide Cirri, Giuditta Costantini, Doriana Costanzo, Silvia D’Anastasio

Francesca Fatichenti, Claudio Pellegrini, Giulia Perosa, Ilaria Zanotti

LuciPaolo Latini, Simona Ornaghi

ScenePio Manzotti, Alice Capoani, Mattia Franco

CostumiEnza Bianchini, Nunzia Lazzaro

Progetto fotografico diMarina Alessi

Ingresso gratuito – prenotazione obbligatoria r.paparella@fondazionemilano.eu

‘Il Suicida’, scritto nel 1928,è il secondo testo ( il primo fu ‘Il Mandato’), che il giovane autore sovietico Nikolaj Erdman tentò di portare sul palcoscenico grazie alla collaborazione con Meyerhold.  La storia della prima messinscena, prevista al Teatro Vaktangov, fu travagliata a causa della censura imposta dal nuovo regime. Fu infine un’appassionata lettera di Stanislavsky a Stalin, nella quale Erdman veniva paragonato a Gogol e veniva sottolineato l’entusiasmo di Gorky per la pièce, a sbloccare la situazione. Il permesso concesso fu però poi di nuovo revocato da un nuovo ordine di censura alla vigilia della rappresentazione. Si dovette attendere fino al 1990 perchè Lyubimov mettesse in scena ‘Il Suicida’ al Teatro Taganka di Mosca.

Il motivo di tanto accanimento non è difficile da indovinare: attraverso la struttura farsesca e a tratti surreale del testo prendeva corpo una critica caustica e feroce che, senza fare sconti a nessuno, metteva a nudo le ipocrisie tanto del vecchio che del nuovo regime, ridicolizzando i tentativi di propaganda ideologica in atto.  Si veniva a denunciare così lo stato di disgregazione post-rivoluzione di una società in preda ad una profonda crisi d’identità,  in cui il depauperamento delle risorse materiali si rifletteva in modo drammatico su tutti gli strati della popolazione, non solo I più deboli, rimettendo in discussione l’intera scala dei valori sociali e umani.

La vicenda racconta di  un personaggio che si lascia sedurre dall’idea di alimentare l’equivoco che lo vorrebbe suicida, al solo scopo di poter godere di una parentesi di considerazione e notorietà. Scongiurare l’abisso di frustrazione e solitudine che lo sta divorando è il motore che lo spinge a proseguire in questo gioco, finchè la macabra macchina che si è messa in moto, divenuta inarrestabile, non lo costringerà a fare i conti davvero con la morte e la sua concreta realtà.

Riproporre oggi ad un gruppo di giovani attori lo studio di questo testo mi pare di grande interesse. E’ una preziosa occasione didattica per esercitarsi alla costruzione del personaggio in un congengno drammaturgico perfetto,  ma anche un’opportunità per riflettere sulle analogie tra le condizioni di crisi diffusa e di disorientamento ideologico che caratterizzano sia il contesto storico magistralmente descritto da Erdman  che il nostro presente.  La spettacolarizzazione della morte e la sua strumentalizzazione suonano ancora come sinistri ‘leit-motive’ della nostra quotidianità.

                                                                                              Massimo Navone