Esercitazione del II Corso Regia

Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi
 presenta 

bedbound

di Enda Walsh

Regia - Margherita Scalise

Tutor - Sabrina Sinatti

19 e 20 aprile ore 20:00 - Palestrina
         21 aprile ore 17:00 - Palestrina

Via Salasco 4- Milano

ingresso libero - prenotazione obbligatoria r.paparella@fondazionemilano.eu

con  Woody Neri  e Alice Spisa 

consulenza alla traduzione Flavia Casini, Gianluca Gagliardi, Francesca Gatti 
scene Pio Manzotti, Mattia Franco, Alice Capoani, Nunzia Lazzaro 
costumi Enza Bianchini

sound design Hubert Westkemper
light design Daniela Bestetti con Paolo Latini, Simona Ornaghi

Il letto è l’arena dei sogni. È il territorio onirico per eccellenza: abitarlo significa convivere con i ricordi del passato, con i desideri per il futuro, con il proprio corpo. È dove tutto si ferma; il corpo riposa immobile mentre le immagini, dietro agli occhi, galoppano.
La figlia e il padre vi abitano, l’una per costrizione, l’altro per sfinimento. La claustrofobia dello spazio fisico si riflette in un infinito gioco di specchi opachi con l’inevitabile claustrofobia dello spazio mentale.
“Cosa sono io se non sono parole? Sono spazio vuoto.”
La figlia cerca la propria libertà nella prigionia attraverso parole dolci che sfuggono, il padre cerca di nascondersi dalla realtà rivivendo ricordi passati, deformati e triviali.
Le parole dei due personaggi riempiono i silenzi assordanti mentre cercano di liberarsi da un vuoto soffocante.
La figlia, corpo morente, lotta per vivere; il padre, stracolmo di vita, cerca la fine.
Ma il fondo dell’altro può essere accolto solo mostrando il proprio.

Margherita Scalise

 Avere a che fare con la scrittura di Enda Walsh significa non accontentarsi certo di un teatro consolatorio.
Irriverente e crudo , Walsh si pone nella drammaturgia contemporanea come colui che senza falsi pudori mette in luce le contraddizioni più scomode e controverse della realtà del nostro tempo. I suoi personaggi, spesso emarginati e reietti riflettono una società in crisi priva oramai di valori o ideali di riferimento seppure fortemente” umana”, ovvero ancora densa di quelle pulsioni recondite che tra ombre e luci, raccontano le profondità dell’animo illuminandone talvolta la grazia e la bellezz,a che dalla miseria e dal dolore ne scaturisce. Potremmo dunque definire Walsh come un Caravaggio del nostro tempo, un autore che fotografa implacabilmente la realtà più atroce dei rapporti e delle condizioni della società in cui viviamo, nobilitando i suoi personaggi attraverso la forza dei sentimenti e di quell’anelito alla vita che li fa sopravvivere agli eventi più drammatici.
A questo proposito, il testo scelto da Margherita è sicuramente tra i più significativi e complessi:  BEDBOUND (costretti a letto)si pone come una sfida registica non di facile approccio. Walsh lo definisce “una lettera d’amore al padre”. Ma è sorprendente  quanto questo “amore filiale” possa essere tanto spietato e crudele.
Margherita ha affrontato l’impresa con coraggio e determinazione indagando i temi che il testo affronta, primo fra tutti il rapporto generazionale tra padri e figli in una società capitalistica, attraverso una scrittura vorticosa dove la parola si fa maieutica. Preziosa novità di quest’anno è stata la collaborazione con la Civica di lingue che ha permesso che tre allievi, Flavia, Gianluca e Francesca lavorassero sulla traduzione del testo. La consulenza linguistica ha potuto svelare ulteriori dettagli del testo per poi adeguarli alla scena.
Nel lavoro con gli attori Margherita ha confermato la sua capacità di guidarli verso una rappresentazione scomoda e lontano da qualsiasi tentazione retorica, disegnando una sua visione del testo ancora necessaria al pubblico di oggi. Pubblico che ci auguriamo non esca immune dalla performance.
Sabrina Sinatti