Varese: piazze occupate a ritmo di mazurka clandestina

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Il 14 febbraio, a tarda notte, un folto gruppo di cittadini di ogni età, armati di pc e casse, si sono dati appuntamento in Piazza del Podestà e nelle zone circostanti per dare il via ad una serata all’insegna di balli popolari. Abbiamo raccolto anche le interviste di alcuni organizzatori: Chiara Lunardi e Martina Bressan.

La Mazurka clandestina – La Mazurka clandestina nasce nel 2008 a Milano come forma di protesta culturale e politica, contro il consumismo del divertimento e per una riappropriazione delle piazze e dei luoghi del potere da parte della cittadinanza. L’occupazione, anche se pacifica, è reale: attraverso l’utilizzo di mail e social network e senza l’autorizzazione delle Autorità , ogni anno migliaia di appassionati scendono in piazza al ritmo di danze popolari europee. La Mazurka non è un fenomeno esclusivo e permette a tutti di partecipare, senza necessariamente conoscere tutti i passi di danza.

Una tradizione che continua – Nel corso degli anni il fenomeno si è esteso in tutta Italia e anche in città più piccole e decentrate: gli organizzatori della Mazurka varesina hanno deciso di festeggiare proprio in occasione della festa di San Valentino, per rendere ancora più romantica l’atmosfera. L’adesione è stata numerosa, anche dai paesi e dalle città circostanti, nonostante il maltempo avesse cercato di rovinare la festa.

Una Varese diversa – La possibilità di avere a disposizione uno spazio e di potersi esprimere liberamente hanno trasformato, per una notte, questa città in qualcosa di magico. Gli appassionati non sono passati inosservati: nel silenzio della notte molte persone a passeggio per le vie della città si sono fermate a guardare e hanno accolto positivamente l’iniziativa.

Radici vere – Nel turbinio di una vita frenetica e in continuo movimento, gli abitanti sentono l’esigenza di fermarsi un attimo e condividere qualcosa della propria vita quotidiana: le piazze riacquistano quindi, attraverso la musica e le danze, quella definizione di “agorà”, luogo di scambio e di incontro.

 

 

 

 

 

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